Riflessione e discussione
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Gli elementi a sostegno della narrazione del progresso: l'insediamento stanziale, i granai, l'irrigazione e l'aumento della densità demografica indicano una maggiore capacità di produzione alimentare e di organizzazione. Gli elementi che la limitano: la diminuzione della statura media, le patologie dentali e l'usura da lavoro suggeriscono che la salute individuale e il carico di lavoro possano essersi deteriorati. Occorre quindi distinguere la scala della specie/del gruppo da quella dell'individuo; la sola crescita demografica non dimostra che gli individui fossero più felici. Va inoltre evitato di applicare semplicisticamente come conclusione generale prove di violenza che variano molto da regione a regione.
Bisogna osservare se all'inizio l'agricoltura ha aumentato l'affidabilità del cibo, se la popolazione è cresciuta di conseguenza, se sono aumentati gli investimenti in terra e stoccaggio, e se il costo di un ritorno alla raccolta o alla migrazione è salito. Vanno considerati anche fattori istituzionali come le fluttuazioni ambientali, le imposte/rendite fondiarie e la stratificazione sociale. Se le prove mostrano che il gruppo difficilmente può uscirne e che il benessere individuale non migliora di pari passo, la trappola del lusso è confermata; in caso contrario, va rivista.
La comune narrazione del progresso descrive la rivoluzione agricola come un grande trionfo dell'intelligenza umana: insediamento stanziale, surplus alimentare, civiltà, Stato e una vita «superiore» sembrano tutti iniziare da questo passo.
Ma questa narrazione presupponela teleologia: come se la storia fosse orientata fin dall'inizio verso l'agricoltura, le città e gli imperi.
Harari, in «Sapiens», sostiene che l'agricoltura non sia stato un balzo improvviso scelto attivamente dall'uomo, bensì una lenta evoluzione durata migliaia di anni. A partire all'incirca dal 9000 a.C., in Asia occidentale, Asia orientale, Mesoamerica, Ande e altrovein modo indipendentecomparve l'agricoltura, non come diffusione da un unico punto in Medio Oriente.
La cosiddetta «più grande truffa della storia» non è una teoria del complotto, mauno sfasamento della scala di valutazione: il successo evolutivo della specie — crescita demografica, replicazione del DNA, espansione del potere — non equivale a una maggiore felicità del singolo contadino. Il successo della specie e la felicità dell'individuo vanno misurati separatamente.
La trappola del lussospiega perché sia così difficile tornare indietro: all'inizio l'agricoltura sembrava aumentare l'affidabilità del cibo, ma poi la crescita demografica, la dipendenza dalla terra e gli investimenti in stoccaggio e istituzioni hanno reso altissimo il costo di un ritorno alla raccolta; ogni passo rende impossibile tornare sui propri passi.
L'agricoltura aumenta la resa per unità di terra, ma comporta una dieta monotona, malattie infettive, usura fisica, vulnerabilità a siccità e inondazioni e sfruttamento tramite imposte/rendite fondiarie. L'insediamento stanziale favorisce inoltre la proprietà privata, lo Stato, la scrittura, le religioni organizzate e la stratificazione sociale, creando una dipendenza dal percorso: l'agricoltura non è solo una scelta economica, ma anche un blocco culturale.
Avvertenza sui limiti: le prove di violenza e traumi nei resti archeologici variano molto da regione a regione e l'era dei cacciatori-raccoglitori non era un Eden; ma «i raccoglitori non erano perfetti» non implica «l'agricoltura è un progresso». Il punto focale resta il cambio di scala e la verifica del benessere individuale.
Confronto: i cacciatori-raccoglitori avevano una dieta varia, lavoravano a intermittenza e si spostavano con le stagioni; i contadini si chinavano seguendo il ciclo di grano/riso/mais, diserbavano, irrigavano, immagazzinavano il grano ed erano minacciati da siccità, inondazioni, parassiti, imposte e rendite fondiarie. I primi non erano necessariamente perfetti, ma i secondi non erano necessariamente più felici.
